Rigenerazione Di Suoli Ed Ecosistemi: L’opportunità Di Evitare Il Cambiamento Climatico, Basi Per Una Nuova Politica Climatica Ed Agricola Italiana Ed Europea

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Autore: Íñigo Álvarez de Toledo, MSc

Ci troviamo a vivere forse il momento più determinante della storia dell’Umanità, dovuto ai cambiamenti climatici che stiamo producendo con l’emissione dei Gas Effetto Serra (GES) e la distruzione della biodiversità. Questi cambiamenti stanno a loro volta procurando un’altra serie di effetti che aumentano la complessità dei problemi che stiamo affrontando e la velocità del caos climatico1- , anche socialmente, come succede già con l’ aumento di flussi migratori che hanno messo in crisi la stessa Unione Europea:

  • Terrorismo/La causa remota. “Se parliamo di clima parliamo di guerra”. E provato il collegamento tra la siccità e l ́aumento della violenza in Siria. (L ́Expresso, 10 dicembre 2015).
  • -Climate Change: A Risk Assessment: Rapporto per il Governo Britannico che argomenta che i rischi legati al cambiamento climatico devono essere confrontati alla pari dei rischi di sicurezza nazionale, stabilità finanziaria e salute pubblica. (http://www.csap.cam.ac.uk/projects/climate-change-risk-assessment/).

In questo Rapporto tratteremo la necessità di dare priorità assoluta alla Rigenerazione di suoli ed ecosistemi come filo conduttore delle nostre azioni, del nostro lavoro e della nostra economia. La Sostenibilità è un concetto pieno di buoni propositi, ma si è visto superato per due motivi: la manipolazione che ne è stata fatta, semplice risultato dell’elasticità del suo significato; e la mancata realizzazione dei propositi di Rio 92, che non solo non hanno portato miglioramenti ma molti indici hanno mostrato una tendenza al peggioramento – soprattutto in quelli che fanno riferimento alle emissioni globali, all’atmosfera e all’erosione del suolo.

La Rigenerazione ecologica ed agroecologica implica un miglioramento dimostrabile nella nostra agricoltura, una presa di posizione costruttiva e positiva e la soddisfazione di generare tendenze che portino benefici a tutti gli esseri viventi. Per tutti: significa ottenere che i suoli naturali, agricoli ed i pascoli riassorbano i gas effetto serra, scongiurando la temibile minaccia del Cambiamento Climatico.

In questo modo migliora anche la qualità delle produzioni e delle proprietà agricole, non solo sostenendole ma arricchendole in un processo virtuoso che si distribuirà sul breve, medio e lungo periodo, risolvendo con esso il sempre più grave problema di giustizia intergenerazionale.

D’altra parte, attraverso l’aumento della resilienza negli agrosistemi si ottiene un maggiore adattamento al Cambiamento Climatico.

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Fao e Francia: includere l’agricoltura nel dibattito globale sul cambiamento climatico

Secondo il direttore generale della FAO, José Graziano da Silva, e il ministro dell’agricoltura francese, Stéphane Le Foll, «Tutti i paesi dovrebbero impegnarsi a garantire un accordo ambizioso per affrontare il cambiamento climatico, mettendo la sicurezza alimentare e l’agricoltura al centro del dibattito. In caso contrario si metteranno a rischio i recenti progressi compiuti nella lotta contro la fame nel mondo.
Da Silva e Le Foll hanno lanciato insime questo appello nel corso di un evento collaterale del Comitato per la Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS) in corso a Roma e hanno esortato i Paesi a «trovare un accordo su come combattere il cambiamento climatico in vista della conferenza delle Nazioni Unite, COP21, che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre 2015».

Da Silva ha detto: «Ho accolto con piacere la recente adozione da parte della comunità internazionale dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030, che include l’eliminazione della fame e della povertà estrema. Ma il raggiungimento di questi obiettivi richiede un “cambiamento di paradigma” verso sistemi agricoli e alimentari più produttivi e inclusivi, e maggiormente adattati al cambiamento climatico. Siamo in grado di porre fine alla povertà estrema e alla fame entro il 2030. Sappiamo ciò che funziona e abbiamo gli strumenti per farlo, ma sappiamo che il cambiamento climatico minaccia di sviare i nostri sforzi.  Sta già avendo un impatto sulla sicurezza alimentare e rendendo eliminazione della fame ancora più difficile. Crediamo che l’agricoltura in senso lato – incluse la silvicoltura, la pesca e l’acquacoltura – può e deve svolgere un ruolo centrale nell’affrontare il cambiamento climatico, in particolare nell’adattamento al suo impatto, come la scarsità d’acqua, la salinità del suolo, l’aumento di parassiti e di malattie delle piante e animali».

Le Foll ha sottolineato che «Se i leader del mondo non riusciranno a trovare un accordo su tangibili obiettivi concreti per frenare il riscaldamento globale, ogni uomo e ogni donna del pianeta dovranno sopportarne le conseguenze» Il ministro francese ha fatto notare che «L’agricoltura viene spesso vista come un problema per il suo ruolo nelle emissioni di gas serra» e ha evidenziato «La necessità di compiere progressi con tecniche che ci permettano di essere più economici e consumare meno energia. Ma chi guarda all’agricoltura non può semplicemente sedersi e risolvere il problema con misure scientifiche, perché la tecnologia deve essere combinata con l’aspetto sociale. Dobbiamo rivedere il nostro modello agricolo per adattarsi a ogni ecosistema, abbiamo bisogno di una rivoluzione che utilizzi meccanismi naturali per favorire la produzione».

Graziano da Silva ha  ricordato che «I più poveri e vulnerabili del mondo – circa l’80% dei quali vive in zone rurali – sono i più colpiti dagli effetti negativi del riscaldamento globale che comporta siccità e inondazioni. Mentre queste popolazioni come le famiglie di contadini, di pastori, di pescatori e le comunità forestali sono fortemente dipendenti dalle risorse naturali e sono i primi a soffrire a causa di shock correlati alle condizioni climatiche, sono i meno responsabili del cambiamento climatico e non possono essere quelli che devono sostenerne i costi». Poi ha sollecitato «Maggiori politiche e investimenti mirati ad adattare l’agricoltura all’impatto del cambiamento climatico, come ridurre la deforestazione e il sovra-sfruttamento della pesca, migliorare la fertilità del suolo e produrre minori emissioni. La FAO da parte sua è pronta ad aiutare i Paesi attraverso le sue attività come l’agro-ecologia, un’agricoltura intelligente sotto il profilo climatico, una gestione costiera integrata, una gestione del territorio sostenibile e un restauro del paesaggio forestale, ha affermato».

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Cambiamento climatico e sistema alimentare

Introduzione

Con questo documento di posizione Slow Food intende presentare la correlazione tra il sistema alimentare e gli attuali cambiamenti climatici e descrivere le vie possibili per affrontare la crisi climatica attraverso le pratiche eco-sostenibili da adottare durante l’intera catena alimentare, “dalla terra al piatto.” Cominceremo con la definizione del rapporto esistente tra cibo e clima, fornendo una rapida panoramica delle questioni fondamentali e delle prove statistiche, per cercare di comprenderne meglio le potenziali problematiche. A questo scopo, la prima parte fornirà un introduzione sui principi guida della filosofia Slow Food spiegando in che modo l’associazione è coinvolta nelle tematiche ambientali, mentre la parte centrale del documento presenterà l’approccio di Slow Food sulla produzione e sul consumo alimentare per far fronte alle conseguenze dannose per il clima. La parte conclusiva diogni capitolo, intitolata “Slow Food in azione”, descriverà le buone pratiche adottate da Slow Food per ciascun tema.

1. Cibo e clima

1.1 Di quale sistema alimentare stiamo parlando?

Il modello agroalimentare industriale moderno, che si è affermato negli ultimi 50 anni, può avere portato a un’aumentata produttività nell’immediato, ma l’impatto ambientale è stato devastante: inquinamento, erosione del suolo, danni al paesaggio, riduzione delle risorse energetiche e una complessiva perdita della diversità, sia biologica che culturale.1 In base a questo modello, la produzione agricola ha assunto le caratteristiche dell’industria, cambiando forma e diventando industria agroalimentare. I segni distintivi di questo sistema, ovvero il crescente utilizzo di derivati del petrolio (fertilizzanti e pesticidi, carburante per le attrezzature agricole), la produzione limitata a certe varietà vegetali, la diffusione delle monoculture, soprattutto per garantire l’alimentazione animale, hanno causato gravi conseguenze per l’ambiente e compromesso la sopravvivenza economica dei piccoli produttori.2

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Agroecologia: l’agricoltura del futuro che è già qui!

Autori: Olivier De Schutter e Steve Gliessman.

Traduzione: Resilienza Verde

Usare misure di successo sbagliate, porta inevitabilmente ad adottare soluzioni sbagliate. In economia in generale, il mero perseguimento della crescita del PIL rimane uno degli strumenti principali usato dai decisori politici per valutare il progresso. Questo ha motivato strategie economiche che hanno portato a incrementi del PIL nel breve periodo, ma in modi che hanno danneggiato l’ambiente e svantaggiato molti gruppi della società.

I sistemi alimentari non sono diversi. Se le misure del progresso sono troppo ristrette o troppo concentrate sul breve periodo, la prospettiva di lungo periodo ne soffrirà. Nei sistemi alimentari, il successo è spesso ridotto a rese aumentate, produzione netta e calorie nette disponibili a livello globale. Più è meglio e la quantità batte la qualità.

Questo permette che molti fattori cruciali passino inosservati. Quanto resilienti sono i raccolti rispetto agli shock ambientali e alla diffusione di malattie? Quanto variano di anno in anno? Dove e a chi il cibo è reso disponibile e con quale contenuto nutritivo? Quanto bene questi sistemi preservano le risorse naturali per il futuro? Quanta occupazione generano e a quali condizioni? I consumatori sanno da dove arriva il loro cibo e come è stato coltivato?

Anche se alcune proposte sono state fatte per colmare questa lacuna, non c’è ancora consenso su un metodo di misurazione che possa tenere conto globalmente di questi fattori. Ma abbiamo esempi di sistemi alimentari e agricoli che sono capaci di sostenere, stabilizzare e migliorare i raccolti, tutelare l’ambiente, creare forme di impiego dignitose e assicurare il sostentamento; e al tempo stesso fornire cibi vari e ricchi di nutrienti, là dove questi sono più necessari.

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La salute dei suoli rappresenta la base per una produzione alimentare sana

[ English ]

La funzione maggiormente riconosciuta al suolo è quella di supporto alla produzione alimentare. È la base dell’agricoltura e il mezzo in cui crescono quasi tutte le colture alimentari. Si stima che il 95% del nostro cibo viene prodotto direttamente o indirettamente sui nostri suoli. Un suolo in salute fornisce i nutrienti essenziali, l’acqua, l’ossigeno e il supporto per le radici di cui le nostre colture alimentari hanno bisogno per crescere e prosperare. Il suolo funge anche da protezione, per le radici delicate, contro forti oscillazioni di temperatura.

Cos’è un suelo sano?

Per “salute del suolo” si intende la sua capacità di funzionare come un sistema vivente. Un suolo sano mantiene una comunità diversificata di organismi che contribuiscono a controllare le malattie delle piante, gli insetti e le erbe infestanti, a formare utili associazioni simbiotiche con le radici, a riciclare nutrienti essenziali, a migliorare la struttura del suolo con effetti benefici sulle capacità di quest’ultimo di trattenere acqua e nutrienti e, in ultima analisi, a migliorare la produzione agricola. Un suolo sano, inoltre, contribuisce a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, mantenendo o aumentando il proprio contenuto di carbonio.

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I suoli permettono di contrastare il cambiamento climatico e di adattarsi ai suoi effetti grazie alla funzione che svolgono all’interno del ciclo del carbonio

Un suolo sano rappresenta il principale deposito di carbonio del pianeta. Se gestito in maniera sostenibile, esso svolge una funzione essenziale nel processo di mitigazione del cambiamento climatico, poiché è in grado di immagazzinare il carbonio (attraverso un processo chiamato sequestro del carbonio), diminuendo così le emissioni di gas serra nell’atmosfera. Al contrario, una cattiva gestione del terreno e il ricorso a pratiche agricole non sostenibili fanno sì che il carbonio presente nel suolo venga rilasciato nell’atmosfera sotto forma di emissioni di anidride carbonica (CO2), le quali contribuiscono ad aggravare il cambiamento climatico. Nel corso degli ultimi secoli, la progressiva conversione delle praterie e delle foreste in terre coltivate e pascoli ha provocato una diminuzione massiccia su scala.

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Video: parliamo di terreno

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Questo film d’animazione racconta la realtà delle risorse del suolo in tutto il mondo, che copre i problemi di degrado, l’urbanizzazione, land grabbing e sfruttamento eccessivo; il film offre opzioni per rendere il modo in cui gestiamo i nostri terreni più sostenibili.

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